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L’adolescenza tra studio e divertimento

La grande passione di quegli anni erano sicuramente i motori, le moto in particolare, e in questo mio padre mi ha sempre appagato, regalandomi come già detto il CIAO a 14 anni, poi la VESPA 125 cc a 16 anni e infine una MOTO GUZZI 350 cc a 18 anni. Con la Vespa ho fatto moltissimi chilometri in quanto il mezzo permetteva anche di effettuare percorrenze medio/lunghe in tempi accettabili, così con i miei amici eravamo soliti a viaggiare molto, il pomeriggio con tragitti più vicini, mentre la domenica facevamo delle trasferte al mare, principalmente a Jesolo o in montagna, a Cortina d’Ampezzo e in molte altre località delle Dolomiti. La libertà da questo punto di vista era totale in quanto i miei genitori sapevano che guidavo con prudenza ed erano molto più tranquilli così anziché sapermi in moto con qualcun altro, magari più spericolato o meno esperto. A conferma di ciò, ricordo che una sera d’estate eravamo tutti nella via dove ci trovavamo dopo cena, arrivò un amico, figlio di un notaio del paese, con una potente moto da cross che chiedeva chi volesse fare un giro con lui; alla fine salì su un altro ragazzo, mi sembra si chiamasse Zuan di cognome, che voleva sentire di prima persona l’ebrezza di quella potenza. Dopo pochi minuti abbiamo sentito in lontananza il rombo del motore in piena accelerazione che si stava velocemente avvicinando a noi, nel lungo rettilineo, subito dopo li abbiamo visti sfrecciare davanti a noi a 130, forse 140 all’ora !!! Solamente una frazione di secondo dopo, abbiamo sentito l’inizio di una lunga e interminabile frenata, tutti rivolti verso la moto, non riuscivamo a vedere niente perché ormai era buio e poco dopo abbiamo sentito un grande botto, quasi smorzato come un colpo secco. Ci siamo subito avvicinati alla zona e abbiamo visto che la moto aveva centrato in pieno, frontalmente, un’auto che usciva da un parcheggio, l’urto è stato fortissimo e i due occupanti della moto sono stati sbalzati via dalla sella in due direzioni opposte. La gravità della situazione fu subito evidente, arrivarono due ambulanze e portarono i nostri amici in ospedale dove Zuan è poi rimasto in coma per quasi un mese e poi, uscito dal coma, ricoverato per vari mesi;è da molto che non lo vedo, però ricordo che a distanza di anni dall’incidente lui non era ancora tornato perfettamente normale come prima. Fortunatamente il conducente della moto se la cavò con una serie di contusioni non gravi, risolte con poche settimane di convalescenza.

 

All’inizio degli anni 80 i miei genitori decisero di costruirsi una casa tutta loro, così acquistarono un terreno in una zona abbastanza vicina, comunque sempre in paese, dalla parte confinante con Pieve di Soligo, la zona che dopo avere fatto le scuole medie frequentavo maggiormente. Il progetto della nuova casa era molto bello, prevedeva una superficie di ben 380 metri quadrati distribuiti su due piani. Al primo piano c’erano le camere da letto, la mia finalmente separata da mia sorella, due bagni, la sala da pranzo, il cucinino, un grande salotto e un terrazzo che si prolungava per quasi tutto il perimetro della casa. Al piano terra vi era invece la taverna con il caminetto, dove vivevamo abitualmente, la camera di mia nonna, un bagno, la cantina, la lavanderia, il locale caldaia e un grande garage; tutto attorno vi era infine un grande giardino di circa 1000 metri quadrati. Era una bella casa, quello sì, ma in gioventù non mi rendevo conto appieno di cosa voleva dire avere una casa del genere, che tipo si sacrifici avesse dovuto fare la mia famiglia per costruirla e soprattutto come la qualità della vita  potesse essere decisamente migliore rispetto a quella che si poteva fare vivendo in un appartamento senza giardino e magari senza terrazzo. La vidi crescere giorno dopo giorno, partendo dalle fondamenta e fino ad arrivare al tetto, passavamo lì gran parte del tempo disponibile in quanto mio padre faceva da solo molti lavori soprattutto all’esterno in giardino, e ogni tanto “assumeva” me e qualche mio amico per togliere i sassi dal giardino, rimuovere i detriti e per altri lavori di pura manovalanza. Sono passati poco più di 20 anni e se penso che allora la casa, compreso il terreno, era costata circa 80 milioni di lire, provo a immaginare cosa si potrebbe fare oggi con una somma del genere o quale potrebbe essere il valore di mercato di quella casa ai tempi attuali, pur considerando che è dislocata in un piccolo paese dove i prezzi degli immobili e dei terreni sono sicuramente più contenuti che in città.

 

Finiti i primi due anni di scuole superiori, ho optato per la specializzazione in elettrotecnica, entrando così ufficialmente nel clan degli “spellafili”, così venivamo chiamati dagli antagonisti “ciucciabulloni” della specializzazione meccanica. Ero francamente più interessato alla specializzazione in elettronica ma allora era presente solo a Treviso e sia io che i miei genitori eravamo contrari a un cambiamento di scuola. Così ovviamente essendo maggiormente attratto da alcune materie quali ad esempio l’informatica, partecipavo attivamente alle lezioni pomeridiane di computer. La scuola aveva predisposto un sistema informativo assolutamente d’avanguardia con, udite udite, un personal computer Apple dotato di due floppy disc da 5,25 pollici, una televisione in bianco e nero come schermo e una stampante ad aghi delle quale non ricordo le caratteristiche. Frequentando le lezioni trovavo una forte predisposizione alla materia ed è lì che iniziai a pensare a quello come a un possibile sbocco professionale futuro.

 

D’estate ho lavorato qualche anno nell’azienda in cui lavorava mi padre gestendone tutta la parte commerciale e le relazioni con la clientela; era una piccola fabbrica con 5 o 6 operai, che produceva e produce tuttora linee di arredamento, salotti, uffici e camere da letto, di fascia medio bassa. Io lavoravo come operaio per cui facevo un po’ di tutto, in base alle necessità del momento; dei giorni stavo a fondo linea della bordatrice a prendere i pezzi che uscivano dopo essere stati bordati ai lati, non vi dico che noia a contare i pezzi come se fossero pecore. Se ero più fortunato lavoravo in coppia con altri due operai al reparto assemblaggio e lì il lavoro era più vario in quanto si partiva dai singoli componenti, preparati nelle fasi precedenti, per arrivare al mobile finito come ordinato dal cliente. Si preparavano i fianchi dei mobili con le cerniere per le porte, si montava la struttura mettendola sotto la pressa, ai fissava la schiena posteriormente, si toglievano poi le sbavature di colla e infine si montavano porte, vetri e cassetti e voilà, il mobile era pronto per essere imballato e spedito al negoziante. Il lavoro era così da sempre e gli operai che lavoravano lì erano delle brave persone, un po’ buffe, perché vivevano in un mondo tutto loro, nel paesino di Collalto che ospitava non più di 200 abitanti e due piccole fabbrichette artigiane, una delle quali era appunto quella di cui vi stò parlando.

Ricordo Aldo, aveva allora 50 o 60 anni, ancora scapolo viveva solo con la mamma, aveva una FIAT 127 bianca, sempre perfetta, sembrava Geppetto e tutti lo prendevano in giro perché brontolava su tutto e tutti, quando eravamo lì a montare mobili attaccava discorso chiedendomi qualcosa sulla scuola, sulle moto, sulle ragazze e di lì, via in quarta con i suoi ragionamenti a tutto campo, compreso su mio padre che era chiaramente il commerciale di turno che arrivava con gli ordini, tutti urgenti, stravolgendo i piani di lavoro ecc. ecc. Luciano, Ciano per gli amici, era invece un ragazzo di circa 30 anni, anche lui scapolo ancora oggi, forse è una tradizione della zona, era talmente buono e timido che quando qualcuno gli diceva qualcosa lui diventava tutto rosso e cominciava a ridere istintivamente, quasi per nascondere la sua timidezza. Infine Silvio, già era diverso dagli altri in quanto sposato da poco, viveva in un paesino limitrofo, era la persona alla quale mi rivolgevo sempre in caso di necessità o di chiarimenti su come procedere e lui era sempre disponibile per una spiegazione.

L’esperienza in fabbrica, l’unica mia esperienza di questo tipo, anche se ripetuta per due o tre stagioni e pur non essendo stata assolutamente negativa, mi ha fatto riflettere molto sul mio futuro professionale, su casa avrei voluto fare da grande e su quanto stavo bene come studente in quegli anni. Pensavo a quelle persone che entravano ogni giorno in fabbrica a svolgere dignitosamente un lavoro, però sostanzialmente sempre lo stesso, dove l’utilizzo della testa era limitato al minimo, dove il valore aggiunto che ognuno poteva dare era molto contenuto nei limiti che la coscienza personale del singolo individuo detta relativamente alla qualità del lavoro da svolgere e ai suoi tempi di esecuzione. Per contro questa professione aveva anche degli aspetti positivi, soprattutto pensando che ti occupava poco la mente, sia lavorando, ma soprattutto al dì fuori della fabbrica, lasciando completamente libero l’individuo di occuparsi di altri interessi, di dedicarsi alla famiglia e di dormire sonni tranquilli senza nessuna preoccupazione di lavoro.

Grazie a questa esperienza ho capito che il mio futuro me lo sarei costruito in un modo diverso, con un lavoro più vario, non chiuso in un ambiente pieno di macchine operatrici e a contatto con il pubblico; allora cominciavo a vedermi molto bene nell’area commerciale, non so se come agente, come libero professionista o all’interno di una azienda.

Ogni genitore ha secondo il mio parere il preciso dovere di completare la fase formativa dei propri figli, non solo con la frequentazione di scuole dell’obbligo, superiori ed eventualmente università, ma anche intervallando il tutto con attività lavorative vere e proprie, in contesti lavorativi che non siano l’azienda di famiglia, lo studio dello zio o qualcosa del genere dove si sentano protetti o in qualche modo coccolati. Così facendo, i giovani imparano a conoscere prima il mondo che li aspetta dopo gli studi, imparano ad apprezzarne i pregi e a scoprirne i pericoli, imparano a valorizzare il sacrificio necessario per guadagnarsi da vivere e la gratificazione che c’e’ nel momento in cui si riceve un compenso per una attività svolta. Così facendo diamo inoltre loro maggiori elementi per decidere meglio sul proprio futuro, limitando il rischio di pentirsi a giochi fatti di scelte di studio magari prese senza grande cognizione di causa, o per rimanere insieme ai vecchi compagni di scuola, come in qualche modo ho fatto io.

 

Un giorno in classe venni attratto da alcuni compagni, particolarmente appassionati di calcio, che giocavano la schedina tutte le settimane, era una cosa completamente nuovo alla quale non avevo mai pensato, a casa mia peraltro nessuno giocava abitualmente la schedina; iniziai un sabato giocando due colonne, le mie finanze non mi permettevano molto di più, e così via per un certo periodo. Dopo il susseguirsi di una serie di insuccessi, cominciai a domandarmi come non potesse esserci un modo per mettere in colonna una serie di numeretti in modo da poter vincere tutti quei soldi che qualcuno non mette insieme anche lavorando una vita.

Così decisi di affrontare il problema in modo più tecnico e scientifico, utilizzando materie a me molto consone, quali la matematica e l’analisi logica. Innanzitutto mi sono detto, partiamo da una verifica se il Totocalcio è il gioco giusto per me o se ci sono altri concorsi più idonei al mio scopo; dopo un’analisi di quello che proponeva il mercato, optai per il Totip che aveva sì alcuni svantaggi, ma per contro presentava delle peculiarità interessanti. I limiti del Totip erano che l’uscita dei tre simboli 1-X-2 era abbastanza equilibrata in confronto al Totocalcio e poi io non conoscevo per niente il mondo dei cavalli, i fantini, i favoriti ecc.; per contro al Totip si vinceva con il 12, con l’11 e anche con il 10. La vincita del 12 del Totip, era sempre mediamente più interessante come importo, se confrontata al 13 del Totocalcio, a parte ovviamente alle eccezioni delle vincite miliardarie che al Totip non c’erano.

Fatta la scelta del gioco mi sono detto, dando per assodato che non mi interessava diventare un esperto di cavalli, che per avere successo avrei dovuto mixare il passato con il presente. Così sono andato a studiarmi le colonne vincenti degli ultimi cinque anni, inserendole a computer e analizzandole sotto tutti i punti di vista: quante volte sono usciti i singoli segni, mixati tra loro, consecutivi, a coppie, intervallati, relazioni tra i segni della stessa corsa e così via, fino a riuscire a selezionare poche importanti colonne di riferimento che negli anni si sono dimostrate “alto vincenti”. Da sole però richiedevano, per essere giocate tutte le settimane, un investimento troppo elevato di cui io non disponevo, così, il venerdì pomeriggio, giravo i vari bar del paese a leggere e a trascrivermi tutti i pronostici sui cavalli che quel giorno venivano pubblicati dalle varie testate, in più, ciliegina sulla torta, compravo una rivista specializzata, Trottosportmen o qualcosa di simile.

Poi andavo a casa mettevo sul tavolo i tre elementi vincenti della mia strategia, colonne storiche alto vincenti, pronostici dei vari quotidiani, pronostici e commenti della rivista specializzata per poi definire la schedina che avrei giocato l’indomani.

Dopo pochi mesi di gioco, non demordendo nella mia strategia di medio/lungo periodo, fui ricompensato con un bellissimo 12 e 5 10;  che emozione quando quel lunedì pomeriggio ho letto il giornale, guardando il risultato nella sezione sportiva e ricordando a memoria che era una delle schedine che avevo giocato io, il cuore a cominciato a battere a 1000 all’ora e poi il timore di non ricordare bene, di essermi sbagliato, magari anche solo di un numero. La vincita complessiva del valore di circa 10.000.000 di lire, l’importo era abbastanza elevato, se si pensa che allora un’auto di media cilindrata costava poco più di 5.000.000 sempre delle vecchie lire.

Nel tempo feci altre vincite minori, qualche 10 e un 11, anche se poi non proseguii in quanto l’analisi da fare per arrivare alle schedine da giocare, richiedeva troppo tempo e non sempre riuscivo a ritagliarmelo.

 

In quegli anni, i miei genitori modificarono le loro abitudini in merito alle ferie, fino ad allora infatti, eravamo andati più o meno tutte le stagioni nel mese di Luglio a Bibione, una bella località balneare della costa adriatica, ai confini tra Veneto e Friuli Venezia Giulia. Non so cosa li spinse a questa scelta, ma decisero di dedicarsi al campeggio, prima con una tenda di quelle a forma di casetta, abbastanza grande, per passare poi alla roulotte, sicuramente più comoda e confortevole. Iniziammo a frequentare un villaggio turistico a Jesolo Pineta, che diventò ben presto una costante di tutte le stagioni; ci trovavamo bene in quanto si raggiungeva in solo un’ora di auto da casa nostra, era ben attrezzato e sopratutto aveva una spiaggia grandissima e ancora libera, cioè senza quelle file di ombrelloni, stile “soldati all’adunata in un piazzale di caserma”. Frequentando lo stesso ambiente per anni, abbiamo fatto parecchie nuove amicizie, con persone che, come noi, frequentavano il villaggio costantemente, ricordo tra i tanti:

Franco e Paola, lui era un poliziotto in pensione e pertanto trascorreva lì tutta l’estate, da maggio a settembre, aveva la barca e usciva spesso in mare a volte anche risalendo il fiume Piave per pescare. Negli ultimi anni, pur stando abbastanza male, Franco continuò a venire a Jesolo, fino a quando, purtroppo quest’inverno si è spento nella sua casa di Padova; era una persona buona, gli si illuminavano gli occhi quando ci vedeva e aveva sempre la parola giusta e la battuta appropriata per me, per mia sorella e poi, in seguito, per mia moglie Patrizia e per mio figlio Giacomo.

Il dott. Davanzo era, ed è tuttora, la “macchietta di turno” della compagnia, psichiatra e sessuologo iniziò a frequentare il camping quando il suo secondo figlio aveva meno di un anno, mentre il più grande ne aveva 4 o 5. Arrivava, puntualmente nella seconda metà di giugno, con un camper bellissimo che, ancora oggi a distanza di 15 anni ha una linea moderna e accattivante che piace e attira gli appassionati del settore, forse già allora costava oltre i 100 milioni di lire. Come dicevo, arrivava senza moglie e con i figli, sebbene molto piccoli, in quanto lei gestiva uno studio commercialista e non poteva assentarsi per lunghi periodi, così lui faceva da solo le prime due settimane e lei la terza settimana, dando il cambio al marito. Il giorno del suo arrivo c’era il fuggi fuggi generale, in quanto lui era molto negato per tutti i lavori manuali, così chiedeva aiuto per montare il tendalino esterno anti sole, tirare le corde, piantare i picchetti ecc; una volta sistemate tutte le incombenze, si sedeva in una comoda poltroncina davanti al suo camper a gustarsi un buon sigaro. Da quel momento iniziavano le comiche; fino alle 10.00 di mattina non si udiva anima viva nel camper, poi una volta alzato e fatta la colazione, partiva con i bambini, anche quello di un anno, sdraio, giornale, palette e secchielli, t-shirt con scritto “sono il più figo” o qualcosa del genere e giù in spiaggia, piu’ o meno fino alle 14.00, tutti i giorni. Quando tutti avevano finito di mangiare lui arrivava, accaldato più che mai, apriva qualche scatoletta di carne confezionata o cose simili, un lauto pasto ai bambini, il piccolo a letto per il riposino e lui “siesta sigaro” davanti al camper. Mediamente dopo tre giorni era già ustionato alla testa, in quanto era quasi pelato, e sul collo dei piedi in quanto stava immobile nel suo sdraio per ore e ore in una posizione confacente a favorire l’ustione di quelle parti del corpo. Durante il giorno, ma soprattutto alla sera, ci si trovava attorno alla piscina del villaggio e devo dire che ci si divertiva molto in quanto era una persona molto piacevole e di compagnia che sapeva ben equilibrare momenti di divertimento e piacere, con confronti anche seri su argomenti importanti. Ancora oggi, dopo 15 anni, il copione è sempre lo stesso, è venuto a trovarci pochi giorni fa e ci diceva che forse quest’anno, per la prima volta salterà le ferie a Jesolo in quando entrambi i figli hanno gli esami, uno delle medie e l’altro delle superiori.

Infine ricordo, negli anni più recenti, Luisella e Roberto, una coppia di Trento che venivano con i loro due figli e la madre di lei. Lei fotografa, lui era definito dai sui figli “il capo delle banane” in quanto lavorava in un’azienda che commercializzava per l’appunto una nota marca di banane.

Nel tempo le cose si sono evolute e tutta la famiglia, ora allargata con moglie, figli, cognati e nipoti, continua comunque a frequentare lo stesso villaggio dai primi di maggio fino a fine giugno e poi nel mese di settembre; non abbiamo più la roulotte in quanto io ho acquistato il mio primo camper all’inizio degli anni ’90 e poi, a ruota, ho trasmesso la passione a mio padre e mia sorella che lo hanno acquistato anche loro negli anni successivi.

pellegrinelli@glooke.com

Nato a Mantova il 3 maggio 1964 e diplomato come perito elettrotecnico, inizia la sua prima esperienza lavorativa, nel 1984 come commerciale in una agenzia IBM. Successive esperienze commerciali in P&G (7 anni), Montenegro (1 anno) e Tecnica (4 anni) e poi come amministratore delegato di Intersport Italia (4 anni) e infine di Briko spa (3 anni). Ha pensato e creato due startup web, nel 2007 Galileo, un B2B innovativo per contenuti e funzionalità e nel 2012 Truckpooling, il principale comparatore online per spedire merci. Nel 2002 inizia la sua avventura di imprenditore in provincia di Treviso nel commercio al dettaglio di articoli sportivi e subito dopo, nel 2003 con la vendita online nella quale ha maturato ad oggi più di 14 anni di esperienza. Tra i vari siti e-commerce del suo gruppo il principale è Glooke Marketplace ( https://www.glooke.com ), il centro commerciale online con più di 120.000 prodotti praticamente di tutte le merceologie, incluso l’alimentare. Glooke Marketplace vende in 120 Paesi ed ha identificazione fiscale diretta in UK, DE, FR e ES, oltre ad avere circa 20 account nei principali marketplace a livello mondiale. Esperto di Marketplace, è consulente di Ebay e di Confcommercio per le quali ha seguito il progetto “eBay adotta l’Aquila”. Sempre per eBay e Confcommercio si occupa su base continuativa di formazione ed avvio al business online di aziende.

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