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Il curriculum vitae

Il problema fondamentale del mondo del lavoro è quello di mettere in contatto la domanda con l’offerta, in altre parole, c’e’ sempre qualcuno da qualche parte che ha bisogno di quello che tu puoi offrirgli, il problema è sapere chi è e farti conoscere da lui nel modo più adeguato presentando bene quello di cui lui è alla ricerca; questo concetto è applicabile  alle merci, ai servizi, ma anche alle risorse umane e professionali.

Partendo da questa considerazione ecco che i due aspetti principali su cui verte la gestione di un curriculum professionale:

  • Inviare il curriculum a tutti coloro che possono essere potenzialmente interessati a te o che possono essere un tramite per metterti in contatto con chi lo può essere, senza fermarsi a limiti di tempo o di costi.
  • chi riceve curriculum o è un professionista e allora ne riceve a centinaia o è un inesperto che può avere dei limiti nel saper cogliere velocemente le peculiarità di chi scrive; in entrambe le situazioni ecco che la qualità del curriculum stesso e il modo in cui è scritto e impostato, risultano determinanti per “staccarsi dal mucchio” e balzare in evidenza sopra la scrivania di chi legge.

Molto spesso l’errore che viene fatto è quello di inviare il curriculum a poche aziende, in base al sentito dire o a quelle che si conoscono di più, senza pensare che così facendo ci si fa conoscere da un numero troppo ristretto di persone potenzialmente interessate a noi. Ricordo che quando iniziai, nel mio caso, mi creai un file e un raccoglitore con tutti i curriculum inviati, divisi per tipologia di contatto:

  • risposta a un annuncio su quotidiano o altro mezzo di comunicazione
  • invio diretto ad aziende potenzialmente interessanti per tipologia di azienda o tipologia di funzione
  • invio diretto a società specializzate nella ricerca e selezione del personale

Alla fine, sfogliando oggi quei raccoglitori, mi rendo conto che ho inviato oltre duecento curriculum ad altrettanti interlocutori e sono entrato in contatto, su base continuativa, con 25 società di selezione del personale. Tutte le settimane compravo il Corriere delle Sera il venerdì e il giornale locale il giovedì, giorni in cui venivano pubblicati gli annunci di lavoro, selezionavo le aziende sulle pagine gialle per tipologia di interesse, contattavo tutte le società di selezione che pubblicavano annunci economici, senza riferimenti ad annunci specifici se non ne ero interessato, guardavo gli annunci locali esposti ovunque in giro. Tutto questo lo facevo nella speranza di entrare un giorno in contatto con l’interlocutore giusto in grado di offrirmi una proposta professionale interessante e confacente alle mie aspettative anche future. Questa mole di dati richiede una gestione attenta e dinamica delle informazioni, quindi non solo l’archivio dei curriculum inviati, ma anche le relative lettere di accompagnamento, le risposte quando arrivano, una scheda con l’esito degli eventuali incontri, cosa si è detto, punti a favore e a sfavore della eventuale proposta lavorativa, particolarità di cose dette durante il colloquio, cosa è stato trattato in merito all’aspetto economico e contrattuale, dubbi, next steps definiti ecc. Ancora di più la gestione dell’informazione va fatta in modo adeguato e strutturato quando si parla con le società di selezione, dove il contatto instaurato può durare per anni in quanto oggi ti propongono un lavoro, domani un altro e così via. Nel mio caso, mi ero creato un file su word, con i nomi delle 25 società di selezione contattate, che andavo ad aggiornare ogni qualvolta c’erano delle novità con frasi del tipo:

 

“inviato curriculum il ….att.ne dr. ….”

“contattato telefonicamente dal sig…. il giorno…. Ci siamo detti …… next step …..”

“compilato questionario informativo”

“inviato curriculum in risposta ad annuncio …..”

“inviato curriculum aggiornato il ….”

“rispedire curriculum  il …… perché non tengono archivio fisso se non interessati al momento …”

 

Il candidato diventa a tutti gli effetti il manager di se stesso, deve saper gestire in modo attivo e propositivo i contatti con il mercato fino ad arrivare al risultato finale desiderato, sia nel caso di prima esperienza lavorativa, ma anche nel proseguio, quando i rapporti, soprattutto con le società di selezione, vanno mantenuti e coltivati con l’aggiornamento periodico della propria posizione professionale, della situazione contrattuale ed economica, delle eventuali aspettative nel caso di un cambio di lavoro ecc. Quest’ultimo punto risulta determinante per mantenere alta la propria visibilità con le società di selezione, in una ottica di medio e lungo periodo.

 

L’altro aspetto fondamentale, abbiamo detto, è come presentarsi. L’ideale innanzitutto è sempre la situazione in cui non è il candidato che cerca lavoro ma è l’azienda che cerca una figura professionale da assumere; questo è un elemento che aiuta molto nel valutare positivamente la candidatura in quanto “interessata a proposte che riceve dal mercato” e non “desiderosa di cambiare” forse perché ha problemi dove lavora al momento. All’azienda che deve assumere viene sempre il dubbio, in caso di problemi nel vecchio posto di lavoro, se essi sono realmente causa dell’azienda stessa e dell’ambiente o se in realtà non dipendano dal candidato che ovviamente li presenta in maniera distorta, anche se magari in buona fede. Questo concetto, pur valendo come linea generale, ritengo sia molto più vero quando si dialoghi direttamente con le aziende e meno nel caso di società di selezione. Queste ultime, guadagnando sulle figure professionali che fanno assumere della aziende, sono poco interessate ai motivi del cambiamento, per i quali una buona giustificazione la si trova sempre, essendo più concentrate invece sul far sì che le caratteristiche personali e professionali dell’individuo siano in linea con le necessità della loro azienda cliente. Anche quando si risponde ad un annuncio il contesto è ottimo, primo perché rispondiamo a una chiamata, secondo perché sappiamo che dall’altra parte c’e’ un interlocutore fortemente interessato, che sta investendo tempo e soldi per trovare una candidatura a lui confacente. Alla fine quindi, la situazione più delicata è quella in cui, attivamente, inviamo curriculum direttamente alle aziende potenziali, soprattutto nel caso in cui si abbia già un lavoro.

In ogni caso, qualunque sia il vostro interlocutore, sappiate che il nodo del “perché del cambiamento” verrà sicuramente trattato, preparatevi quindi per tempo con un argomentazione chiara, coerente, lineare e convincente. 

 

Negli anni ho avuto modo di leggere centinaia di curriculum, finalizzati ad assumere moltissime persone, sia alle prime esperienze e sia per livelli dirigenziali e, in tutti i casi, ho trovato degli elementi comuni sui criteri essenziali secondo i quali un buon curriculum deve essere redatto. Guardando i miei del tempo, devo dire che non erano affatto male, soprattutto perché erano ben evidenti in essi alcune caratteristiche importanti: razionalità, sinteticità, ordine, chiarezza, indipendentemente dai contenuti.  E’ chiaro che un curriculum di un neo diplomato o di un neo laureato ha una impostazione leggermente diversa, anche se non troppo, rispetto a quello di chi ha già avuto significative esperienze nel mondo del lavoro; in ogni caso l’impostazione di massima che suggerisco può tenere conto di alcuni semplici suggerimenti che vado ad elencare di seguito.

La lunghezza è molto importante, una facciata al massimo per chi viene dallo studio e non più di due per chi ha già avuto significative esperienze di lavoro; curriculum troppo lunghi, dettagliati e prolissi indispongono chi li legge, magari ne ha altri 20 da vedere e lui deve solo fare una prima scrematura per decidere chi deve intervistare. Fare curriculum troppo lunghi, oltre a indisporre l’interlocutore, rischia di rendere gli stessi poco razionali e quindi confusi, facendo perdere il focus di chi legge sulle cose realmente importanti che voi volete evidenziare; ricordate che queste cose voi le avete ben chiare, ma il selezionatore le deve poter individuare tra le tante e per questo ha bisogno di aiuto.

Nella prima parte si evidenziano i dati essenziali quali: nome, cognome, data di nascita, logo di nascita, residenza, stato civile, recapiti telefonici, e-mail, fax se disponibile, statura, titolo di studio e votazione. Nel caso che chi scrive abbia già esperienze di lavoro di cui parlare, sempre nei dati sintetici di testa io inserirei anche altri elementi che non meritano una trattazione più dettagliata, che sono: servizio militare, lingue conosciute, esperienze estere (elenco stati e motivo di vista), sport e hobby praticati, attuale inquadramento senza inserire il livello retributivo. Da questo sintetico quadro chi seleziona ha già un’ottima visione d’insieme della candidatura e delle sue caratteristiche.

Nella seconda parte, lo studente, inserirà aspetti qualitativi e descrittivi di quanto fatto, come ad esempio corsi di specializzazione, commenti sulle conoscenze delle lingue, particolari esperienze estere di studio o lavoro, peculiarità per attività svolte nel servizio militare, attività sportive di evidente interesse ecc. Questa parte serve a mettere in evidenza qualche caratteristica saliente del candidato, oltre a poter dire qualcosa che non può ovviamente riferirsi al lavoro essendo alla prima esperienza. Altro aspetto da evidenziare, se presente, è il lavoro estivo, anche se non c’entra niente con gli studi e le prospettive; l’aver fatto nell’estate lavori operativi, anche di fatica, è un buon elemento a favore del candidato che mette in evidenza la sua propensione al sacrificio. Infine si chiude con le aspettative professionali, realistiche, chiare e concrete, ma soprattutto coerenti con quanto l’interlocutore che avete di fronte vi può potenzialmente offrire; inutile scrivere a una società puramente commerciale che la vostra più grande aspirazione è fare una esperienza come capo reparto di una linea produttiva per ambire nel tempo a diventare un direttore di stabilimento. Il tutto, ricordate, in non più di una facciata, compresa la parte sintetica iniziale.

Nel caso invece di chi ha svolto significative esperienze professionali, soprattutto volendo capitalizzare sulle stesse, ecco che tutti questi punti saranno riportati schematicamente nella prima parte del curriculum, non più di mezza facciata in tutto, per poi dare uno spazio più adeguato alle attività svolte. Le esperienze si dividono per data, a dettaglio di mese, facendo attenzione a non lasciare periodi vuoti in merito ai quali il selezionatore attento chiederà spiegazioni a cui il candidato dovrà saper rispondere in modo chiaro ed esauriente, evitando frasi del tipo “non ricordo”, “forse ho fatto un po’ di confusione”, “è passato molto tempo” ; l’interlocutore di fronte a frasi di questo tipo penserebbe “non sa gestire se stesso, figuriamoci cosa può fare con le cose e le attività degli altri”. Contrariamente a quanto suggerito in molti testi, se, come dovrebbe essere, le esperienze lavorative evidenziano nel tempo una costante crescita professionale, io partirei dall’impiego più vecchio, fino ad arrivare a quello attuale; in questo modo chi legge si immedesima maggiormente nel vostro percorso e ne apprezza le evoluzioni positive, diversamente con buona probabilità si ferma a leggere solo l’ultima occupazione. Attenzione, per ogni lavoro vanno riportate solo le cose salienti e degne di menzione come, tipo di attività, responsabilità, esperienze acquisite, persone da gestire, eventi particolarmente positivi da menzionare, risultati ottenuti ecc. Si chiude poi con l’elenco di eventuali corsi di specializzazione, solo se svolti nell’ambito lavorativo, segno che i precedenti datori di lavoro hanno investito sul candidato e infine con i motivi che spingono all’eventuale cambiamento, motivi di cui abbiamo già parlato. Anche qui, lo ricordo perché la tentazione di prolungarsi è sempre forte, non più di due facciate in tutto.

In ogni caso a fondo pagina, vanno sempre riportate frasi relative al consenso dell’utilizzo dei dati personali secondo quanto previsto dalle leggi vigenti in materia di tutela della privacy.

 

I curriculum vanno sempre inviati con una lettera accompagnatoria, personalizzata con l’indirizzo del destinatario e possibilmente il nome della persona interessata, mettendo così in evidenza come abbiate pensato specificatamente a lei. Va evitato pertanto tassativamente l’uso di fotocopie con parti in bianco personalizzate a mano o qualsiasi altra soluzione che benché meno onerosa dal punto di vista del tempo di preparazione o dei costi, a mio avviso peggiora drasticamente la valutazione del selezionatore che si sente sminuito essendo “uno dei tanti” che probabilmente ha ricevuto quel documento. Lo stesso discorso vale quando si risponde ad un annuncio, sempre con lettera accompagnatoria scritta a computer e mai a mano, citando il riferimento dell’inserzione e manifestando il vostro interesse ad un incontro conoscitivo.

 

Come accennato in precedenza, ribadisco l’importanza del mantenere rapporti attivi con tutte le società specializzate nelle selezione del personale, inviando loro periodicamente, direi ogni due anni, una lettera personalizzata e indirizzata alla persona fisica con cui avete avuto colloqui nel passato. In questa lettera, leggendovi prima quanto evidenziato nelle comunicazioni precedenti, informate la società di recruiting sulle vostre evoluzioni professionali significative, sui cambi di inquadramento (senza riferimenti alla retribuzione) e su eventuali nuove e diverse motivazioni che potrebbero spingervi al cambiamento, allegando sempre la nuova versione del curriculum vitae che va a sostituire la precedente. Nel mio caso ho avuto parecchi ricontatti a distanza di anni, sia da parte di società di selezione e sia da parte di aziende che, non avendo bisogno di me in un determinato momento, mi hanno poi ricontattato quando si è liberata una posizione professionale confacente alle mie caratteristiche ed esperienze; in un caso, quello del GRUPPO TECNICA, tale contatto ha poi portato a un effettivo cambio di azienda da parte mia. Anch’io come selezionatore ho sempre mantenuto un archivio aggiornato dei curriculum ricevuti e più di una persona l’ho assunta dopo averla ricontattata io a distanza di mesi o anni dall’ultimo contatto avuto.

 

Vorrei chiudere l’argomento curriculum vitae, forse per alcuni un po’ tecnico e noioso ma spero interessante per altri, facendo alcuni riferimenti sulla gestione dell’aspetto economico. Avrete notato come ho sempre evitato in modo attento di parlare di retribuzione nei documenti scritti inviati, ponendo al massimo dei riferimenti al livello contrattuale in essere. Tale scelta non era certo casuale o per tutelare la mia privacy che ritengo scontata nel momento in cui si invia un curriculum, ma perché secondo me sia nella fase conoscitiva dei curriculum, ma anche nel primo e magari secondo colloquio, non si deve assolutamente parlare di soldi, ne come candidato e neanche se sollecitato dal selezionatore, spiegandone il motivo.

Le scelte professionali vanno fatte prima di tutto valutando il settore, l’ambiente, il lavoro da svolgere, le prospettive di crescita, le deleghe, le opportunità formative; in nessun modo quindi (ne positivamente, ne negativamente) l’aspetto economico deve influenzare tali scelte. Una volta presa la decisione su queste basi, allora si parla di retribuzione, di incentivi, di benefits ecc. e se l’interesse reciproco è forte un accordo viene trovato sicuramente.

D’altra parte il selezionatore, avendo qualche sommaria informazione sull’inquadramento attuale e sulle aspirazioni professionali del candidato, può intuire con ragionevole certezza quale può essere l’ambito di interesse e soddisfazione anche dal punto di vista economico. A volte chi seleziona si trova spiazzato di fronte a questo ragionamento che però gioca a favore, in modo rilevante, del candidato.

pellegrinelli@glooke.com

Nato a Mantova il 3 maggio 1964 e diplomato come perito elettrotecnico, inizia la sua prima esperienza lavorativa, nel 1984 come commerciale in una agenzia IBM. Successive esperienze commerciali in P&G (7 anni), Montenegro (1 anno) e Tecnica (4 anni) e poi come amministratore delegato di Intersport Italia (4 anni) e infine di Briko spa (3 anni). Ha pensato e creato due startup web, nel 2007 Galileo, un B2B innovativo per contenuti e funzionalità e nel 2012 Truckpooling, il principale comparatore online per spedire merci. Nel 2002 inizia la sua avventura di imprenditore in provincia di Treviso nel commercio al dettaglio di articoli sportivi e subito dopo, nel 2003 con la vendita online nella quale ha maturato ad oggi più di 14 anni di esperienza. Tra i vari siti e-commerce del suo gruppo il principale è Glooke Marketplace ( https://www.glooke.com ), il centro commerciale online con più di 120.000 prodotti praticamente di tutte le merceologie, incluso l’alimentare. Glooke Marketplace vende in 120 Paesi ed ha identificazione fiscale diretta in UK, DE, FR e ES, oltre ad avere circa 20 account nei principali marketplace a livello mondiale. Esperto di Marketplace, è consulente di Ebay e di Confcommercio per le quali ha seguito il progetto “eBay adotta l’Aquila”. Sempre per eBay e Confcommercio si occupa su base continuativa di formazione ed avvio al business online di aziende.

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