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Corsa, se non ci fossi dovremmo inventarti…

Sono le 2 e 34 del mattino di venerdì 22 maggio 2009 ed ho appena finito di fare colazione, non so per che motivo ma mezz’oretta fa mi sono svegliato; sta però di fatto che, come sempre accade, appena apro gli occhi per qualsiasi motivo il mio cervello diventa operativo, comincia a lavorare e così di dormire non se ne riparla proprio.
Questa mattina però è diversa dal solito, non è la solita mattina nella quale il cervello ha cominciato a elaborare problemi, impegni di lavoro, preoccupazioni, cose da fare o quant’altro; oggi no, oggi per fortuna questa mia adorata testolina ha cominciato a pensare alla corsa, a com’ero prima, perché ho cominciato, quando e soprattutto perché sto ancora correndo…………. Sono ricordi e riflessioni belle, piacevoli, interessanti e soprattutto stimolanti che vorrei condividere con chi mi è più vicino “podisticamente parlando”, persone che sempre di più si stanno trasformando da buoni colleghi di squadra ad amici affiatati e scusate se è poco !!!!

Forse questi pensieri affiorano perché in una giornata normalissima come quella di ieri sono successe tante cose belle e guarda caso tutte riconducibili alla corsa:
• Mercoledì sera (l’altro ieri) non mi sono presentato ad allenamento, “scegliendo con forte difficoltà” di andare a Treviso a una lezione teorica di volo alla quale non potevo mancare e di questo non avevo avvisato nessun amico/a della squadra. La sera stessa in molti hanno provato a telefonarmi preoccupati per la mia assenza “non giustificata”, il telefono era spento e così ieri mattina alcuni, non contenti ci hanno riprovato, preoccupati del mio strano silenzio. Primo tra tutti Stefano che fifone com’è addirittura pensava che fossi caduto con l’aereo, poi ancora la Vittoria, Silvia, Erica !!
• Ieri, avendo saltato l’allenamento la sera prima, ho inviato alcuni sms veloci ed ecco che alle 19.00 ero in pista ciclabile a Vittorio Veneto con Vittoria (scusate l apparente ripetizione), una cara amica con la quale ho condiviso, esperienza indimenticabile, la mia prima maratona. C’è mancato un pelo che si aggiungessero al gruppo altre persone che avvisate troppo tardi non si sono potute aggregare (Danilo, Piero, Silvia…)
• Poi dopo essere rientrato a casa verso le 22.00 mio figlio Giacomo, il più grande, scende dalla mansarda con la sua ragazza tenendo in mano alcune fotografie e con un sorriso molto ironico me le fa vedere. Ero io in alcune situazioni “tipicamente estive” di alcuni anni prima, ad esempio alla guida di un’auto a petto nudo, seduto in spiaggia ecc. Luogo comune di tutte le foto era la mia massa, il mio peso o meglio ancora, diciamocela tutta, il mio soprappeso. Sembravo una palla, alto si 1.85 mt, ma una palla che sfiorava il quintale; mi vedevo grosso e sembravo avere una età decisamente superiore dei miei 45 anni attuali, pur avendone al tempo probabilmente una quarantina o forse anche meno. Lui rideva vedendomi così, rideva ma al tempo stesso si capiva che mi preferiva come sono adesso, più in forma e più asciutto, quasi come lui.
Allora questa mattina, mentre facevo colazione pensavo a come ho iniziato a correre esattamente due anni fa, come il caso mi abbia portato a scoprire questa fantastica disciplina sportiva tanto faticosa, quanto coinvolgente al punto di evolversi nel tempo e diventare quasi una malattia, una dipendenza alla quale diventa difficile rinunciare.

Era l’aprirle del 2007 e un giorno mi chiamò Stefano Parma, un funzionario commerciale nonché amico del reparto running della Nike, azienda dalla quale acquistavo parecchie merci soprattutto per i punti vendita specializzati di Belluno e di San Fior. Ricordo ancora la telefonata che più o meno faceva copì:
STEFANO: “Ciao Gianluca, guarda che ad agosto la Nike organizza una corsa a piedi negli Stati Uniti e più precisamente nell’Oregon dove c’è la sede mondiale dell’azienda e vorremmo invitarti a partecipare”
GIANLUCA: “Grazie dell’invito, ma guarda che io non sono un atleta, non ho mai corso, anzi, con il mio quintalino vado avanti adagio adagio…..”
STEFANO: “no no, vai tranquillo, non è niente di impegnativo e poi siamo una squadra per cui ci aiutiamo l’uno con l’altro”
GIANLUCA: “allora ok, se è come mi dici tu vengo, la gara magari non mi interessa molto ma è sicuramente un’ottima occasione per visitare il quartiere generale della Nike”.
Dopo neanche una settimana, come da consueta efficienza delle multinazionali americane, mi arriva a casa l’invito all’evento, info logistiche di vario tipo nonché informazioni relativa alla gara. Mi ci volle un decimo di secondo per rendermi conto e realizzare che non era proprio la passeggiata che Stefano mi aveva voluto far credere, sicuramente non lo era per me

HOOD TO COAST
Gara non stop a staffetta di 330 km con partenza da quota 3.000 mt
sul Monte Hood e arrivo sulla spiaggia dell’Oceano
(durata complessiva circa 24 ore – 12 partecipanti x team)

Come si dice, proprio nei momenti di difficoltà la grinta insperata viene fuori e così decisi che avevo meno di 4 mesi di tempo per arrivare ad agosto con un allenamento e una forma che mi permettessero di gareggiare decorosamente.
Cominciai a correre, i primi giorni 20 minuti ed erano già tanti, poi 25, poi 30 e così via, ogni due o tre allenamenti aumentavo il tempo di 5 minuti, cercando di mantenere la mitica velocità di 7 min. al chilometro (no comment please). Ogni soglia aggiuntiva era un traguardo, un risultato, un record e durante il giorno aspettavo con ansia (pur non sapendolo stavo già cominciando ad ammalarmi della corsa) che arrivasse la sera per andare a correre e cercare di migliorare me stesso e i miei modestissimi tempi, traendo però enorme soddisfazione dai risultati ottenuti, allo stesso modo di come si gratificano atleti di alto livello quando migliorano i loro tempi personali.
Questo è il primo grande plus della corsa: E’ uno sport che si può considerare di squadra, pur essendo individuale, ma che, misurandosi prima di tutto verso se stessi, permette a tutti di vincere o di perdere, non avendo necessariamente sempre un vincente o un perdente come in discipline dove due persone/squadre si contrappongono tra loro (calcio, tennis, ecc. ecc.).
Dopo un mese di full immersion, non avendo muscolatura e gambe allenate ed adeguate, ricordo che una sera pioveva e nonostante ciò stavo facendo i miei primi 55 minuti, finchè uno strappo muscolare mi ha costretto a sospendere tutto, per poi riprendere gli allenamenti a ritmo più moderato agli inizi del mese di giugno.
Ad agosto ci sono arrivato discretamente allenato, avevo perso 12 kg e già di questo ero molto soddisfatto, indipendentemente da come sarebbe andata la corsa. La gara è stata un qualcosa di unico, una esperienza sportiva ma soprattutto di vita, con 12 persone che fino ad allora non si erano mai conosciute e che per 24 ore giorno e notte hanno corso, si sono aiutate, hanno dormito, mangiato e si sono lavate (salviette umide) in un van con il quale il gruppo si spostava da una tappa all’altra per darsi il cambio nella staffetta. Io ho fatto tre tappe da 10 km cadauna, di cui la prima in notturna, partendo con la pila in testa e con la paura, cosa successa ad altri, di perdermi nei percorsi poco evidenziati all’interno delle foreste che stavamo attraversando. La seconda trance l’ho fatta alle 7.00 di mattina (già meglio) e la terza e ultima, quasi all’arrivo alle 14.00 del pomeriggio sotto la pioggia.

Ricordo che in un momento di attesa ero seduto sul baule del van, parlando con un compagno di squadra nonché collega 65enne di Torino che era un po’ (tanto) abbattuto a causa del figlio con il quale aveva litigato e che da poco aveva aperto un suo negozio running, sempre a Torino; per lui era una sconfitta, un fine carriera professionale deludente….. Allora parlando con me, mi raccontava delle sue esperienze sportive, con circa 40 maratone alla spalle e la voglia di andare avanti, di rivivere ogni volta le stesse emozioni, senza che mai queste diventassero routine o abitudine. Vedendomi così “nuovo del mestiere” mi disse:
“Tu falla quando vuoi, ma se ascolti me io ti consiglio di fare la Tua prima maratona dopo che avrai corso per almeno due anni, non prima. Non è che non puoi farla dopo un anno, è solo che con due anni alle spalle, la vivi bene, te la godi, cerchi di fare un buon tempo e soprattutto non hai traumi post-maratona rilevanti che te la farebbero ricordare più come una sofferenza che non come una gioia”.
Quel consiglio mi sembrava molto corretto e decisi di farne tesoro, dato da chi la sapeva un po’ tutto sulla corsa, da chi non guardava il risultato fine a se stesso ma l’insieme delle cose. La prima maratona non si scorda mai diceva e allora perché viverla male ??

Quando sono rientrato ho proseguito da “solista” a correre, cercando di mantenere un allenamento costante settimanale di due o tre uscite. Con l’arrivo del freddo e i troppi impegni di lavoro, arrivavo a sera cotto e facevo fatica ad uscire per correre, così anche con le insistenze di mia mogie decisi, con un po’ di scetticismo, di prendere un tappeto elettrico. Non era la stessa cosa che correre all’aperto, ma in quell’inverno dove il tempo che avevo a disposizione era davvero pochissimo, è stato il modo che mi ha permesso di dare continuità all’attività fisica. Nella primavera del 2008, la domenica della Treviso Marathon il tempo era splendido ed io ero “nero” perché lavoravo e non potevo neanche andare a vedere la corsa, non solo non farla e fin là lo sapevo ed era stata una mia scelta, ma addirittura neanche il tempo per andare a vederla….. Così la domenica dopo una sequenza strana e perversa di ragionamenti mi portarono a una decisione che oggi definisco assurda e che non riprenderei di certo:
• corro da un anno………
• è sei mesi che lavoro come un pazzo……….
• domenica scorsa non sono neanche potuto andare a vedere la Treviso Marathon…….
• da tre mesi mi alleno costantemente solo su tappeto elettrico……….
• adesso lo abbandono per riprendere a correre all’aperto, quindi sono nella migliore forma per corsa su tappeto elettrico………
• il mio amico di Torino mi ha detto che la prima maratona va fatta dopo due anni (ma lui intendeva sicuramente su strada)……..

CONCLUSIONI:
E’ giusto che oggi chiuda l’allenamento invernale facendo la maratona su tappeto elettrico !!!!!!

Sono le 10.00 del mattino, vado in mansarda, bottiglia a destra e bottiglia a sinistra, IPod a manetta, cardio collegato, tutti gli altri via da casa (anche perché con il volume della musica che avevo……) e parto impostando una velocità a 12 km orari. Mantengo il ritmo per i primi 95 minuti, meglio del previsto, poi calo a 11,5 kmh, dopo 25 min scendo a 11,0 kmh; i cali li decido quando il cardio supera i 165 battiti al minuto, soglia da me ritenuta adeguata per sostenere lo sforzo prolungato nel tempo. Elemento di discontinuità e disturbo è dato dall’IPod che decide di piantarsi lasciandomi da solo in silenzio essendo costretto a concentrare la mia attenzione solo sul passo sulla pedana e sugli strumenti della consolle che alternativamente indicavano velocità, distanza, calorie, battito cardiaco ecc. ecc. il tempo non passava mai, correvo correvo ma sembrava che quei 42,100 mt fossero interminabili, guardavo i piedi, la consolle, il soffitto, la finestra, i piedi, la consolle , il soffitto, la finestra e così via. Finalmente al 35esimo chilometro cominciavo a passare il tempo facendo delle proiezioni, degli “stimati d’arrivo” come si dice in aeronautica e mi stavo rendendo conto che potevo mirare a stare sotto alle 4 ore. Gli ultimi 30 minuti mi veniva da piangere, ero sceso ancora con la velocità, ma il problema non era più il cuore, che nel frattempo si era stabilizzato, ma le gambe che erano diventate come due mattoni che si muovevano sbattendo qua e là dove le forze di gravità ed inerzia le portavano, anche contro se stesse. Alle ore 14.00 circa terminai la mia prova in 3h, 59min, 45 sec esattamente come volevo. Contento e soddisfatto mi sono poi fatto un bel bagno caldo che ha sortito l’unico effetto di farmi svenire uscendo dalla vasca per andarmi poi a incastrare tra il bidè e la doccia (che ho sfondato con la spalla); per fortuna che nel frattempo mio figlio più grande era rientrato a casa, ha sentito il tonfo e mi ha portato di peso a letto dove poco dopo ho ripreso conoscenza. Non male come prima maratona !!!!!!!!

La ripresa degli allenamenti su strada mi ha fatto capire come sia sicuramente più impegnativa la corsa all’esterno rispetto a quella su tappeto elettrico, mi ci volle un mesetto per riabituarmi alle nuove condizioni. Il prossimo appuntamento di rilievo era una corsa in montagna di circa 30 km alla quale mi aveva invitato Danilo, papà di un compagni di scuola di mio figlio. Anche in quel caso, come per la Hood to Coast mi diceva
”Vai tranquillo, la facciamo camminando, è come una lunga passeggiata”
Altrochè, partenza da Misurina , passaggio su sei rifugi ad altezze variabili fino a 2500 mt, poi una mega e impervia discesa che per la prima volta ho scoperto essere peggiore della salita, per poi concludersi con 6 lunghi interminabili chilometri di pianura, il tutto per un modesto tempo di ben 7h e 40 min, praticamente arrivato a metà pomeriggio quando stavano quasi sbaraccando l’arrivo. Lì si ho avuto bisogno di una settimana piena per riprendermi dallo sforzo, per pensare di poter fare gli scalini di casa scendendo come tutte le persone normali e non aggrappandomi al lato per modificare assetto e peso di carico sulle due gambe che non potevano e non riuscivano a flettere le ginocchia e quindi dovevo allargarle a dismisura dalle anche per poter fare le scale.
Però a Misurina ho conosciuto i primi ragazzi (va beh chiamiamoli così anche se l’età media non è proprio adolescenziale..) della Scuola di Maratona di Vittorio Veneto, le persone che ricordo maggiormente sono:
• Piero perché correva parecchio, mi sembrava quella che ne aveva di più…
• Danilo ovviamente perché mi aveva invitato
• Stefano al bar mentre facevamo colazione
• Silvia altissima e magrissima mi domandavo dove volesse arrivare
• Arianna che si è arrabbiata
• Vittoria in convalescenza che non correva e faceva supporto logistico
• Arturo che non correva, non era in convalescenza e non capivo perché non corresse (adesso lo so)
Con tutti gli altri mi scuso ma non ricordo proprio nient’altro, anche perché all’arrivo alcuni erano già tornati a casa (vista l’ora) e io non connettevo proprio.

Con l’arrivo dell’inverno 2008 ho deciso di organizzarmi e così ho cambiato il tappeto elettrico, prendendone uno più potente, più accessoriato e anche con la televisione incorporata; basta noia mentre corro pensavo, almeno mi guardo il telegiornale. Invece poi a fine dicembre ho deciso di provare a cominciare a frequentare gli allenamenti alla Scuola di Maratona, sono andato a fare la visita medica insieme a loro e poi mi sono iscritto all’associazione. Inizialmente andavo all’allenamento del mercoledì sera, magari arrivando alle 20.00, poi ho imparato ad organizzarmi per essere più puntuale e arrivare alle 19.00 e dopo un po’ ho cominciato anche ad andare agli allenamenti del sabato pomeriggio in pista di atletica. Da quel momento il coinvolgimento nella vita sociale e il piacere di fare lo sport in un certo modo sono cresciuti esponenzialmente, e soprattutto sono nate amicizie più o meno strette con tutti i componenti del gruppo, animati da una unica grande passione per la corsa e coordinati da un team (allenatore e dirigenti) che si adoperano perché la Scuola di Maratona non sia solo “corsa fine a se stessa”, ma anche e soprattutto un modo per vivere insieme momenti alternati di gioia, sacrificio, soddisfazione, sofferenza, convivenza, gratificazione…. in altre parole un modo per crescere insieme da un punto di vista atletico e personale, condividendo valori comuni. Caro vecchio (anzi nuovo) e costoso tappeto elettrico, non ti posso appendere al chiodo, anche visto e considerato il tuo peso, ma penso e spero di usarti poco, pochissimo anche il prossimo inverno, quello successivo e quello successivo ancora……..

Scuola di Maratona Gianluca Pellegrinelli

Da gennaio ad oggi sono passati solo 5 mesi ma abbiamo fatto e facciamo talmente tante cose insieme che non so neanche da dove cominciare.
Prima di tutto il peso: a gennaio pesavo 87 kg e ieri sera (ulteriore nota positiva della giornata) l’ago della bilancia si è fermato a 79,6 kg, con enorme soddisfazione da parte mia. Questo è il frutto di una alimentazione più moderata, soprattutto più sana e di tanto, tanto movimento; attualmente corriamo mediamente quattro volte alla settimana se consideriamo i due allenamenti fissi del mercoledì sera e del sabato pomeriggio, un altro allenamento libero a discrezione e una corsa la domenica mattina.
L’allenamento serale, che si scompone nella prima ora come corsa in pianura o salita, a cui segue la seconda ora con esercizi sotto i portici e nella piazza del duomo, fa capire, soprattutto ai nuovi arrivati, come la corsa non sia solo correre. io ricordo che per tutto il mese di gennaio avevo dolori alle gambe e alle braccia, solamente perché in quella seconda ora di allenamento facevo esercizi ai quali non ero abituato in quanto da solista corri, corri e basta, trascurando tutti il resto della preparazione.. L’allenamento così impostato è molto funzionale e piacevole perché nella prima ora ognuno arriva in base alle proprie disponibilità di tempo, si formano piccoli e grandi gruppetti di persone che corrono insieme per poi ritrovarsi tutti riuniti per la seconda ora di attività fisica sul posto, sotto i portici che spesso diventano persino troppo piccoli. Il post allenamento è ormai sempre un momento di ritrovo, o per la pizza il mercoledì sera con rientro dopo la mezzanotte o per bere qualcosa al Marco Polo il sabato pomeriggio, dove si arriva tra una cosa e l’altra alle 19.00.

Le gare poi, praticamente ogni domenica ne abbiamo una; avendo il dono dell’ubiquità molto spesso ce ne sarebbero due, se non addirittura tre. Noi partecipiamo sempre in massa, tutti con la canotta e la tuta della squadra, accomunati da un comune e sentito senso di appartenenza che si vede e si respira prima della gara, durante la corsa, alle premiazioni; la Scuola di Maratona di Vittorio Veneto è sempre tra i gruppi più numerosi ma soprattutto più attivi. Un secondo grande plus della corsa è quello di poter conoscere e incontrare molte persone nuove; molti degli ultimi iscritti alla Scuola di Maratona sono infatti persone conosciute e contattate durante le gare e che poi si sono gradatamente avvicinate a noi contribuendo così alla crescita della squadra.
Da gennaio a marzo, in preparazione alla Treviso Marathon, abbiamo fatto circa 10 gare da 21 km e una prova più lunga di 31 km, la Belluno – Feltre. Proprio quest’ultima gara è stato un banco di prova molto importante che ha dato a me stesso fiducia e credibilità. Io e Vittoria siamo partiti insieme e l’abbiamo fatta tutta in coppia, bilanciando sforzo e risorse disponibili per puntare ad arrivare sotto le 3 ore, cosa che si è poi concretizzata con un bellissimo 2h e 56 min circa. In quella gara abbiamo anche testato in pratica quella che è una strategia tattica che prevedeva una partenza calma nei primi 5km, un leggero allungo dai 5 ai 15 km per poi avere ancora risorse per allungare bene nella seconda parte del tracciato. E così in effetti è stato ed abbiamo deciso di ripetere tale strategia alla Treviso Marathon, puntando a stare sotto le 4 ore, obiettivo ambizioso ma fattibile

La Treviso Marathon in tutto questo è una storia a se, una storia nella storia, un evento che si è consumato piano piano, partendo dalle ultime settimane di preparazione alla gara. Ultimamente non si parlava d’altro, racconti sulle precedenti edizioni, potenziali acciacchi x questa, confronti di esperienze, il tempo, che scarpe, l’alimentazione, l’abbigliamento ecc. ecc.; le ultime notti qualcuno ha fatto addirittura fatica a dormire. Finalmente il sabato pomeriggio antecedente la gara, siamo andati tutti a Treviso a ritirare i pettorale a vivere un po’ l’emozione dell’evento e abbiamo chiuso la giornata cenando insieme a base di mega piatto di pasta, come vuole la consuetudine in questi casi. L’indomani mattina pioveva come non si vedeva da tempo, arrivo presto a Vittorio Veneto per avere il tempo di prepararmi con la dovuta calma, per poi spostarmi vicino alla Coop, parzialmente protetto da un sacchetto di immondizie che fungeva da poncho, per ritrovarmi con gli altri; c’era freddo, pioggia e umido, ma noi eravamo caldi, contenti ed elettrizzati e non vedevamo l’ora di partire. Allo sparo del colpo di avvio un brivido ha percorso tutto il mio corpo dalla testa ai piedi, prima pensavo fosse il freddo ma poi mi rendevo conto, passando tra la folla, che era l’emozione di esserci, di provare ad arrivare e arrivare bene. Erano trascorsi quei fatidici due anni dalla Hood to Coast dell’Oregon e dall’amico di Torino, sembravano essere due anni lunghissimi ed invece ero lì, prima di tutto a misurarmi con me stesso, con le mie forze, con la mia testa. Sono partito piano, Vittoria a destra di me, con la sua tendenza e la sua voglia di accelerare; io cercavo di trattenerla, di rallentarla, era presto e avevamo 42 km davanti da fare;; l’idea era di accelerare dai 25/30 km in poi. C’è voluto poco a stabilizzarci al nostro ritmo, cuore stabile, passo costante e movimenti coordinati con le parole e le chiacchere che si riducevano sempre più per lasciare spazio al ritmo dettato del battito della scarpe sull’asfalto bagnato e dal fiatone. Nel sentirci correre sembravamo essere un motore a scoppio bicilindrico quattro tempi che girava lentamente, senza bruschi scatti, ma molto fluido ed omogeneo. Unico elemento di discontinuità erano i ristori, posti ogni 5 km; io al primo ho provato a fermarmi, ma visto il forte rischio crampi soprattutto al minimo accenno di calo di ritmo, decisi di andare dritto senza fare ulteriori soste.

Vittoria Botteon e Gianluca Pellegrinelli - Maratona di Treviso 2009

Intorno al 20esimo chilometro, secondo me troppo presto, Vittoria decise di accelerare per prendere e superare i palloncini verdi dei pacer delle 4 ore; io ero un po’ scettico e soprattutto timoroso poi di non tenere il ritmo fino alla fine, ma piuttosto che rischiare di perderla ho preferito tentare il tutto per tutto e provarci anch’io.
Il passaggio sul Piave era già a un ritmo bello sostenuto, almeno per noi, vedevamo in fondo i palloncini verdi e il GPS proiettava 3h e 59sec, fino a che accellerando sempre più, all’altezza di Spregiano abbiamo raggiunto e superato i pacer., a quel punto sarebbe bastato solamente “mantenere”. Ma noi non contenti e per volere stare sicuramente sotto le 4h anche di tempo cronometrico della maratona, che normalmente è un paio di minuti in più di quello effettivo, abbiamo continuato a correre a ritmo sostenuto praticamente superando sempre delle persone e senza essere mai superate e questo era un importante elemento motivazionale. Agli ultimi 7km Vittoria mi dice “la maratona comincia qui……..” e aveva davvero ragione: le gambe sempre più pesanti, il fiatone sempre crescente, dolori alle braccia, bagnati come pulcini…. , era lì che cominciava la maratona vera, quella corsa con la testa e con la determinazione. Al 37esimo a Vittoria viene un crampo, vedo che stringe i denti e prosegue, io avevo i tronchi delle gambe che pesavano sempre più, ogni chilometro era una sofferenza infinita, poi finalmente ecco l’imbocco degli ultimi due chilometri nel centro città.

Vittoria Botteon - Gianluca Pellegrinelli - Maratona di Treviso 2009
Io ero alla frutta, lei meno di me e allora ha accelerato, o meglio io ho rallentato, quasi per fermarmi. In quel momento ho pensato al racconto di Andrea Leiballi che l’anno precedente ha camminato proprio in quel punto e al passaggio di Giulio, si è sentito dire tante parole, soprattutto di incitamento per non mollare così alla fine; a quel punto decisi la strategia, correre, anche pianissimo ma correre, di camminare non se ne parla proprio.

Maratona di Treviso 2009 Gianluca Pellegrinelli
L’ultimo chilometro era infinito, infinito davvero, vedevo Vittoria la più avanti, lei stava quasi arrivando e io avevo ancora questa montagna da scalare, l’ultimo chilometro. Fatta l’ultima curva mi vedo davanti il rettilineo dell’arrivo con tutta la gente che sfidando le intemperie stava lì a incitare noi a fare l’ultimo sforzo.
Il brivido che mi aveva attraversato alla partenza era riapparso, ero all’arrivo, avevo fatto i miei 42,1 km in 3h e 55min, meglio delle mie migliori aspettative, Vittoria era lì vicino, stesa su una barella per riprendersi dallo sforzo e dal crampo. La mia prima maratona l’avevo fatta.

Arrivo Maratona di Treviso 2009 GIanluca Pellegrinelli

Terzo grande plus della corsa: un paio di scarpe, pantaloncini e una maglietta e sei pronto, tutto il resto è accessorio, non indispensabile. Quello che conta è il tuo fisico, l’allenamento, le gambe, la testa e ancora una volta il team, la squadra. Se non avessi corso insieme a Vittoria dall’inizio alla fine, condividendo obiettivi e strategie, mai e poi mai avrei raggiunto questo mio piccolo, grande risultato. Grazie a Lei e alla squadra.

Sono le 6 e 40 del mattino, mio figlio ha appena aperto la porta del salotto e con faccia alquanto assonnata mi ha appena dato il buongiorno, fuori il buio della notte ha ceduto il posto alla luce del sole, una nuova bella e intensa giornata sta per iniziare.

 

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pellegrinelli@glooke.com

Nato a Mantova il 3 maggio 1964 e diplomato come perito elettrotecnico, inizia la sua prima esperienza lavorativa, nel 1984 come commerciale in una agenzia IBM. Successive esperienze commerciali in P&G (7 anni), Montenegro (1 anno) e Tecnica (4 anni) e poi come amministratore delegato di Intersport Italia (4 anni) e infine di Briko spa (3 anni). Ha pensato e creato due startup web, nel 2007 Galileo, un B2B innovativo per contenuti e funzionalità e nel 2012 Truckpooling, il principale comparatore online per spedire merci. Nel 2002 inizia la sua avventura di imprenditore in provincia di Treviso nel commercio al dettaglio di articoli sportivi e subito dopo, nel 2003 con la vendita online nella quale ha maturato ad oggi più di 14 anni di esperienza. Tra i vari siti e-commerce del suo gruppo il principale è Glooke Marketplace ( https://www.glooke.com ), il centro commerciale online con più di 120.000 prodotti praticamente di tutte le merceologie, incluso l’alimentare. Glooke Marketplace vende in 120 Paesi ed ha identificazione fiscale diretta in UK, DE, FR e ES, oltre ad avere circa 20 account nei principali marketplace a livello mondiale. Esperto di Marketplace, è consulente di Ebay e di Confcommercio per le quali ha seguito il progetto “eBay adotta l’Aquila”. Sempre per eBay e Confcommercio si occupa su base continuativa di formazione ed avvio al business online di aziende.

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