Il mio primo trasferimento
Come ho scritto all’inizio, nel 1970 mio padre decise di trasferire tutta la famiglia nel Veneto in quanto allettato da un lavoro come capo area in una delle tante aziende produttrici di mobili di quella zona, tale esperienza era già stata fatta da mio zio Giorgio che si era trasferito precedentemente, anche lui con tutta la famiglia. Mai avrei pensato che la mia vita sarebbe stata poi dettata da un innumerevole susseguirsi di trasferimenti e quello era solo il primo di una lunga serie.
Quando arrivammo a Falzè, ricordo, ci seguivano due grossi camion che contenevano tutte le nostre cose portate via da Mantova, la casa era molto bella e spaziosa, con un giardino molto grande dove poter giocare. Al piano superiore c’erano le stanze dei miei genitori, dei miei nonni e una grande camera dove avrei dormito io con mia sorella, mentre al piano terra c’era un enorme garage che di fatto sarebbe potuto essere un altro appartamento. Il garage internamente era tutto aperto, senza muri e ci potevano stare quattro macchine, la cantina per il vino e una cucina che avremmo poi utilizzato nei mesi estivi più caldi. C’era persino una zona dove anni dopo ho allestito un grande pannello in truciolare con un plastico con i trenini elettrici e tutto il paesaggio circostante fatto di casette, vie alberate, giardini, semafori e passaggi a livello.
Il primo approccio con il mondo locale lo ebbi il giorno stesso quando mia nonna, previdente come sempre, portò me e mia sorella a cercare la più vicina bottega di alimentari per comprare il pane e i generi di prima necessità dicendo “così da domani potete venirci voi da soli”.
L’ingresso della casa era adiacente a una salita molto ripida e poco frequentata che in quel momento mi sembrava faticosissima e pensavo “ che bello a Cerese dove tutto era piano”, senza però sapere quanto quella salita, o meglio quella discesa, sarebbe stata fonte di giochi e divertimento con i miei amici.