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L’imprenditore “Veneto d’hoc”

Avevo sempre sentito parlare della classe imprenditoriale veneta, ma non avevo mai avuto l’occasione di venirne direttamente a contatto prima del mio ingresso al Gruppo Tecnica. Il primo colloquio di selezione lo ebbi con il responsabile del personale, che aveva rispolverato un mio vecchio curriculum che avevo inviato cinque anni prima e da lui tenuto fino a quel momento scrupolosamente in archivio, insieme a molti altri. In quell’incontro ebbi l’occasione di approfondire le mie labili conoscenze del mercato degli articoli sportivi e dei key players della produzione e della distribuzione; Tecnica ne usciva come un gruppo dinamico, in forte crescita e molto attento alle alleanze internazionali.

Giancarlo e Ambrosiano Zanatta, i due fratelli proprietari del gruppo, erano di quegli imprenditori che dagli anni 60 ai giorni nostri ne avevano fatta davvero tanta di strada. L’azienda di famiglia era una piccola fabbrica quasi artigianale, al tempo dedita alla costruzione di scarpe da lavoro fino a quando i due fratelli ne presero le redini, dando già da subito una svolta decisiva alla tipologia di prodotto industrializzato. Erano gli anni del boom economico e la popolazione, sempre più benestante, era disponibile a spendere scoprendo nuove svaghi e nuove attività sportive, come ad esempio tutto il mondo legato alla montagna d’inverno: lo sci alpino, lo sci da fondo, le gite domenicali sulla neve, le settimane bianche nei periodi natalizi e nei mesi di febbraio/marzo, prima della fine della stagione. I fratelli Zanatta capirono che era il momento di fornire alla gente prodotti pratici, funzionali ed esteticamente innovativi, in grado di soddisfare le loro nuove esigenze.

La prima grande idea e forse ancora oggi la più geniale nella storia dell’azienda, fu quella dei famosi MOON BOOT (tradotto letteralmente significa SCARPA DELLA LUNA), quei doposci imbottiti di gomma piuma, caldi e molto paffuti, al punto tale di avere una unica calzata per i piedi destro e sinistro. Erano gli anni della scoperta della luna e i due fratelli furono colpiti da quelle immagini televisive in bianco e nero che, seppur disturbate, immortalavano quel momento così storico, riprendendo gli astronauti che saltellavano sul suolo lunare indossando dei buffi stivali molto imbottiti. Cominciarono subito a lavorare a quell’idea, sviluppando in poco tempo uno di quei prodotti “Made in Italy”, tuttora molto conosciuto ed utilizzato dai frequentatori della montagna d’inverno. In pochi anni la produzione dei Moon Boot e poi anche delle scarpe da trekking, crebbe in modo esponenziale, fino a diventare la parte predominante dell’intera capacità produttiva, a scapito delle scarpe da lavoro che continuavano il loro calo fisiologico.

Di lì a qualche anno, la seconda grande idea ….. entrare nel business dello sci alpino, producendo scarponi da sci tecnologicamente all’avanguardia; iniziarono così a sviluppare scarponi a quattro leve con brevetti esclusivi che rendevano il prodotto unico nel mercato. Uno dei più importanti fu l’AVS – Anti Vibration System che era un sistema che permetteva di ridurre le vibrazioni nello scarpone grazie a un sistema ammortizzante posto sulla punta e sul tacco.

Grandi idee, innovative e geniali, che venivano fuori da una classe imprenditoriale che ancora oggi si distingue nel panorama industriale nazionale e internazionale, per la laboriosità, l’ingegno e l’innovazione. Sono del nordest anche le “scarpe che respirano GEOX”, “United Colors of BENETTON”,  “Gli occhiali firmati LUXOTTICA” e molti altri prodotti di successo.

 

Al secondo colloquio mi trovai di fronte, oltre al direttore del personale che già conoscevo, anche Giancarlo Zanatta, uno dei due fratelli titolari, suo figlio e il suo braccio destro che pur occupandosi prevalentemente di gestione amministrativa e finanziaria, presidiava anche una serie di situazioni diverse con un incarico un po’ da “consulente tuttologo” di fiducia. Fui molto sorpreso fin da subito dell’approccio dell’imprenditore che mentre faceva il colloquio con me, si occupava temporaneamente di mille altre cose, da semplici problemi logistici interni, ad aspetti di gestione del personale, di sviluppo prodotto, senza tralasciare impegni commerciali e finanziari. Quella prima impressione fu poi confermata nella realtà della vita quotidiana, l’imprenditore era coinvolto praticamente su tutto, sia per una sua oggettiva difficoltà a delegare incarichi e funzioni a collaboratori di fiducia, ma soprattutto perché egli aveva sempre la convinzione di saper fare qualsiasi cosa meglio e in meno tempo rispetto a qualsiasi dipendente o dirigente dell’azienda. Il sig. Giancarlo era in azienda sempre molto presto tutte le mattine, faceva chilometri e chilometri a piedi ogni giorno, vagando tra uffici, unità produttive e magazzini, sempre attaccato al suo telefono cordless con il quale parlava con tutti, impartiva istruzioni, sollecitava risposte, dialogava con i responsabili delle filiali estere e molto altro ancora. Questo modo di condurre l’azienda era molto diverso da come ero stato abituato in aziende gestite da strutture manageriali, più o meno complesse; in quei casi i managers, se ben preparati, sono più abituati a rispettare le strutture organizzative interne e le aree di responsabilità di ogni dipendente. C’erano dei momenti in cui bisognava andare avanti senza indugi e non c’era più tempo per i confronti e le valutazioni e allora l’imprenditore diceva, con accento dialettale “ades se fa come digo mi !!!” (adesso si fa come dico io!!!), incurante di tutto e di tutti.

L’imprenditore “Veneto DOC” ha da un lato grande energia, voglia di fare e genialità, dall’altro i limiti di una visione troppo egocentrica dell’azienda e la tendenza a una gestione destrutturata e a volte molto legata alle priorità di breve e medio periodo.

Giacomo Zanatta Tecnica Gianluca Pellegrinelli

L’altro luogo comune di tutte le aziende del comprensorio montebellunese del settore dello sport e della calzatura è la difficoltà riscontrata nel gestire il passaggio generazionale tra genitori ormai in età pensionabile, spesso fondatori dell’azienda e figli chiamati a prendere in mano le redini dell’azienda. In tutte le aziende i figli, terminati gli studi universitari, sono entrati in azienda con percorsi molto diversi ma quasi mai realmente di successo.

In alcuni casi, forse perché titubanti sulle capacità dei figli, essi sono stati inseriti in organico dando loro incarichi di nicchia e comunque fini a se stessi, senza nessun programma specifico di apprendimento finalizzato ad assumere incarichi di maggior responsabilità in futuro.

In altri casi invece è successo esattamente il contrario, dall’università direttamente ai vertici direzionali, senza fare nessun tipo di gavetta in posizioni operative che avrebbero dato la possibilità di conoscere meglio i meccanismi e le procedure viste dagli occhi di chi è chiamato a gestirli giorno per giorno. Una buona gavetta non è tempo perso, permette infatti di forgiare le persone anche da un punto di vista caratteriale e personale, avendo un capo a cui dover rispondere delle proprie azioni e delle attività svolte. A tal proposto ci sono dei case history dove si racconta come in grandi aziende padronali, l’imprenditore abbia avuto l’ardore e l’astuzia di inserire il proprio figlio come operaio in fabbrica, senza averne reso noto il grado di parentela; da quella prospettiva si vede e si capisce molto di più di quello che si può capire stando dall’altra parte.

Altro elemento molto importante per la formazione dei giovani imprenditori è la loro esperienza lavorativa in aziende diverse da quelle di famiglia, meglio se “aziende scuola” del tipo delle grandi multinazionali del largo consumo alimentari quali, P&G, Barilla, Nestle’ ecc. Lavorare in simili contesti da la possibilità di imparare dei metodi diversi e collaudati, nonché delle politiche di gestione del personale e di management spesso molto diverse da quelle vissute quotidianamente nell’ambiente familiare. Ricordo come in Tecnica uno dei fratelli Zanatta non diede la possibilità al figlio, peraltro molto intelligente e capace, di andare a fare un’esperienza in Barilla in quanto non riteneva utile ritardare di un paio d’anni l’ingresso del figlio in azienda ……..,

ma quanto avrebbe imparato in quei due anni il figlio?

che bagaglio culturale si sarebbe portato con se per la sua crescita professionale?

Cari imprenditori, formate i vostri figli in modo adeguato e completo perché possano prendere il vostro posto presto, non avendo paura o timore che possano fare meglio di Voi e non ritenendoli degli incapaci di sostituirvi; spesso è una visione troppo paternalistica. Integrate sempre ai vostri figli una solida formazione culturale scolastica con una concreta e variegata esperienza sul campo, a cui fare seguire un programma di sviluppo strutturato, graduale e pianificato, da concretizzare sempre e soltanto in funzione delle capacità dimostrate in ogni posizione ricoperta.

 

Dal 1995 al 1998 furono quattro anni molto importanti di Tecnica, fu la prima vera posizione da Direttore Vendite Italia, con una piena responsabilità dei risultati e di una rete agenti presente su tutto il territorio nazionale. Significò anche ripartire con l’umiltà di chi non sapeva niente di quel settore, dove le logiche commerciali e strategiche cambiavano radicalmente, i prodotti, i clienti, le modalità di vendita erano completamente diverse. Uscire con gli agenti, parlare con i clienti, sentendo che entrambi ti valutavano per quello che non sapevi, per le difficoltà a riconoscere un tessuto piuttosto che un altro, una suola di scarpa più tecnica da una meno tecnica o anche semplicemente per non sapere consigliare uno sci ad un cliente. Che rabbia quando alle riunioni con Giancarlo Zanatta, quando eravamo in disaccordo su una qualsiasi cosa, lui se ne usciva dicendo “qui non è come vendere Nutella ….”, a volte sorridendo ma a volte, anzi spesso, anche pensandolo veramente.

Umiltà, capitalizzare sulle esperienze passate, voglia di imparare, capacità di adattamento alla nuova organizzazione e stimolo per un mondo tutto nuovo, fu il cocktail vincente per un inserimento di successo.

 

1995, 1996, 1997, 1998……, quattro anni di “vita normale”, con un lavoro normale che mi impegnava dal lunedì al venerdì, una famiglia e una casa a meno di venti chilometri dall’ufficio, qualche pernottamento saltuario fuori casa, un bambino che cresceva e il finalmente anche il tempo per coltivare i miei hobbies personali.

 

La mente era serena e c’erano tutti i presupposti anche per una dieta che mi facesse perdere quel sovrappeso accumulato in dieci anni di vita e alimentazione abbastanza sregolata in giro per l’Italia. Fu così che solo grazie alla mia autodeterminazione e con il buon senso passai in meno di sei mesi da 98 kg a 80 kg, semplicemente mangiando meno e perdendo così ben 18 kg. Il passo successivo fu quello di iniziare a fare attività fisica per mantenere il peso forma raggiunto e così mi dedicai al ciclismo, su strada e in mountain bike. Era una bella sensazione quella di prendere la bici e pedalare per alcune ore, bastava vincere la pigrizia iniziale di cambiarsi e partire in quanto dopo era un vero e proprio spasso, un modo di scaricare la tensione tenendosi in forma. Uscita dopo uscita iniziavo a conoscere sempre di più il mio corpo, la sua forze e i suoi limiti; con la bici da strada sentivo le gambe che giravano costanti, come i pistoni di un motore a scoppio che con passo regolare scandiscono il ritmo della corsa. In salita l’altro elemento da dosare con attenzione era il fiato, andava usato in modo ponderato per arrivare a spingere al massimo, senza però crollare prima di raggiungere la cima della salita. Il rientro a casa, dopo 3 o 4 ore di pedalate, era un momento di gratificazione importante, stanco e sudato, mi sedevo sui gradini di casa a godermi alcuni minuti di meritato riposo, finalmente non più seduto sullo scomodo sellino che indolenziva tutto il mio fondo schiena.

 

Giacomo aveva due anni quando sono andato a lavorare alla Tecnica, e ogni sera il mio rientro a casa significava per me una gioia, il desiderio di rivederlo, abbracciarlo e giocarci assieme. In quegli anni ho avuto la fortuna di godermi, vicino a lui, forse i più bei momenti della crescita del proprio figlio:

…..quelli dove ormai autonomo vuole fare l’ometto, senza rendersi conto della vastità delle cose che deve ancora scoprire e conoscere

…..quelli dei “perché?” dove la voglia di apprendere è infinita e al tempo snervante per i genitori che si trovano a dover rispondere a domande alle quali spesso neanche loro sanno dare una spiegazione

…..quelli dove le sue energie sono come un pozzo senza fondo, dalla mattina presto fino alla sera tardi quando bisogna lottare per metterlo a letto

…..quelli dove ogni espressione, ogni sorriso, ogni atteggiamento sono una gioia infinita e un’occasione di divertimento

…..quelli dove ogni piccola scoperta è un grande traguardo e un importante obiettivo raggiunto

…..quelli dove ogni genitore diventa pazzo per i propri figli e perde ogni minimo senso di obiettività nel valutarne la bellezza, i progressi, le potenzialità, le capacità e i limiti

…..quelli dove ogni sassolino diventa una montagna, ma l’amore materno e paterno li fanno diventare così forti che anche le più irte scalate non incutono loro nessun tipo di timore

….. quelli dove sale in macchina e anche su tragitti lunghi centinaia di chilometri non sta zitto per un secondo

…..quelli della gioia nel vederlo giocare con gli altri bambini, all’asilo, in giardino, alle feste di compleanno

…..quelli delle estati al mare, a Jesolo, dove stava in riva al mare a giocare per ore e ore, dalla mattina alla sera

…..quelli della prima corsa in bicicletta senza rotelle

…..quello del suo primo giorno di scuola, a sei anni che posa con lo zainetto sulle spalle, vicino al suo amato cane Dado per una foto ricordo

Ogni momento della crescita del proprio figlio è bello e unico al tempo stesso. Ogni periodo della vita di un genitore passata lontano dai propri figli, per scelta o per necessità, crea dei vuoti e delle lacune incolmabili e che non potranno mai più essere recuperate o sostituite da altri momenti, proprio perché ogni istante è unico e diverso dall’altro. Quindi, cari genitori, siatene consapevoli e fate le vostre scelte di conseguenza, consci di quello che state sacrificando, affinché non possiate poi pentirvene quando, ormai troppo tardi, vi renderete conto che i vostri figli sono cresciuti e stanno ormai camminando con le loro gambe, per vivere la loro vita, come è giusto che sia.

Grazie caro Giacomo, grazie infinite per tutto quello che mi hai dato e chi mi stai dando e scusa per come a volte, forse spesso, non sono capace di trasmetterti questa mia gratitudine, anche solo con un sorriso, un gesto, una parola.

 

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pellegrinelli@glooke.com

Nato a Mantova il 3 maggio 1964 e diplomato come perito elettrotecnico, inizia la sua prima esperienza lavorativa, nel 1984 come commerciale in una agenzia IBM. Successive esperienze commerciali in P&G (7 anni), Montenegro (1 anno) e Tecnica (4 anni) e poi come amministratore delegato di Intersport Italia (4 anni) e infine di Briko spa (3 anni). Ha pensato e creato due startup web, nel 2007 Galileo, un B2B innovativo per contenuti e funzionalità e nel 2012 Truckpooling, il principale comparatore online per spedire merci. Nel 2002 inizia la sua avventura di imprenditore in provincia di Treviso nel commercio al dettaglio di articoli sportivi e subito dopo, nel 2003 con la vendita online nella quale ha maturato ad oggi più di 14 anni di esperienza. Tra i vari siti e-commerce del suo gruppo il principale è Glooke Marketplace ( https://www.glooke.com ), il centro commerciale online con più di 120.000 prodotti praticamente di tutte le merceologie, incluso l’alimentare. Glooke Marketplace vende in 120 Paesi ed ha identificazione fiscale diretta in UK, DE, FR e ES, oltre ad avere circa 20 account nei principali marketplace a livello mondiale. Esperto di Marketplace, è consulente di Ebay e di Confcommercio per le quali ha seguito il progetto “eBay adotta l’Aquila”. Sempre per eBay e Confcommercio si occupa su base continuativa di formazione ed avvio al business online di aziende.

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